Tra tutti i continenti analizzati dallo studio – dove il gap pensionistico di genere è sempre presente – l’Europa regista del divario meno grave e l’Italia è in linea con gli altri paesi membri. Il punteggio più alto è stato ottenuto dalla Spagna, mentre quello più basso dai Paesi Bassi. Ma quali sono le cause delle differenze di genere tra le pensioni?

Divario di genere in Italia: perché le donne hanno una pensione più bassa

Non è una novità che il sistema previdenziale italiano sia segnato da forti disparità di genere. Così come il gender pay gap si manifesta durante il percorso lavorativo, allo stesso modo si palesa anche nelle pensioni. Nel 2021 le donne avevano in media una pensione più bassa di 500 euro rispetto agli uomini. Su un importo medio mensile di 1.155 euro, sono le pensioni maschili (1.429 euro medi mensili) quelle più alte, rispetto alla media delle donne con un assegno mensile di 931 euro.

Secondo i dati analizzati dalla Commissione europea il divario di genere nelle pensioni è il risultato di tre tendenze del mercato del lavoro:

le donne hanno meno possibilità di ottenere un lavoro rispetto agli uomini;

le donne lavorano meno ore e/o anni rispetto agli uomini;

le donne ricevono in media salari più bassi rispetto agli uomini.

Questi fattori influiscono sul calcolo della pensione, mostrando il divario tra quelle maschili e quelle femminili. Non solo, infatti un minor assegno pensionistico ha diverse altre conseguenze per la vita di una donna. È stato evidenziato che la disparità di pensione aumenta le disuguaglianze di genere del mercato del lavoro e aumenta anche il grado di dipendenza economica delle donne nella terza età, diminuendone la capacità di acquisto.

Pensione più bassa? È anche colpa della maternità

L’economista Azzurra Rinaldi è convinta che per ottenere la parità di genere sul lavoro, e quindi anche sulla pensione, è inevitabile sciogliere il nodo della maternità. Sono ancora molte le donne che scelgono di rinunciare alla carriera per dedicarsi alla cura dei figli, della casa e degli anziani. Se non si rinuncia alla carriera, si rende necessario ridurre l’orario lavorativo per occuparsi della casa e dei figli.

Questo inevitabilmente ha un peso sulle pensioni. Non basta quindi parlare di sostegno alla maternità, ma anche di congedi genitoriali paritari. Sempre secondo Rinaldi se i congedi di maternità e paternità fossero paritari si eliminerebbe il divario di genere nel mercato del lavoro e su chi è meglio assumere, evitando di conseguenza domande sulla voglia o meno di mettere su famiglia comuni durante i colloqui alle donne.

A beneficiarne non sarebbe soltanto la pensione futura della donna, non solo i figli che potrebbero trascorrere lo stesso tempo con la madre e il padre in casa, ma anche il pil italiano. Eliminare il gender pay gap, le disuguaglianze d’ingresso nel lavoro e il gap pensionistico aumenterebbe infatti il pil del 7% secondo i dati della Banca d’Italia.

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