Venezia – Dopo tre anni di attesa, nell’atmosfera sognante della Laguna, un corteo di esseri ibridi, creature mutanti, corpi fantastici esce dalle pagine fiabesche della scrittrice britannica Leonora Carrington per colorare con i linguaggi onirici dell’artista surrealista il palinsesto della 59esima Biennale d’Arte, suggerendo una nuova concezione di “umano” e la suggestione di altri mondi possibili.
A partire da oggi Venezia indosserà il suo abito più contemporaneo e transnazionale per avvolgere gli ospiti in un turbinio di eventi da scoprire con calma tra calli, giardini e palazzi. Al di là degli appuntamenti inseriti nel palinsesto dell’Esposizione Internazionale d’Arte curata da Cecilia Alemani, altre iniziative si apprestano a sbarcare in città, avvolgendola di un’atmosfera vibrante.
Ecco una selezione di undici appuntamenti (ma potrebbero essere molti di più) da non perdere a Venezia nei giorni della Biennale, attesa dal 23 aprile al 27 novembre.

1. La doppia mostra di Anish Kapoor
Simili a un regno magico, le Gallerie dell’Accademia dilatano la loro architettura per accogliere 60 opere di Anish Kapoor, l’artista britannico celebre per aver sperimentato i limiti e la materialità del mondo visibile attraverso lavori che trascendono la loro oggettività per scatenare l’interazione emotiva dello spettatore. Dal 20 aprile al 9 ottobre i momenti chiave della carriera dell’artista sfilano tra gli spazi delle Gallerie e in quelli del settecentesco Palazzo Manfrin accanto a un nuovo corpo di lavori innovativi esposti per la prima volta, realizzati utilizzando la nanotecnologia del carbonio. A cura di Taco Dibbits, la mostra abbraccia installazioni come Shooting into the Corner (2008-2009) e nuovi dipinti che entrano in un complesso dialogo con la collezione storica delle Gallerie.

Anish Kapoor alle Gallerie dell’Accademia, Venezia | Foto: © David Levene

Forze misteriose emergono dalla serie di opere nere che penetrano nelle pareti del museo esplorando ulteriormente l’oscurità come una realtà fisica e psichica. Il motivo della pelle e della piega ritorna nella spettacolare Pregnant White Within Me (2022), un gigantesco rigonfiamento che dilata l’architettura dello spazio espositivo, suggerendo una ridefinizione dei confini tra corpo, edificio ed essere.
Se Mount Moriah at the Gate of the Ghetto (2022) ribalta il mondo all’ingresso di Palazzo Manfrin (recentemente acquistato dalla Anish Kapoor Foundation), attraverso una massa grondante di silicone e vernice, una serie di opere specchianti capovolge le aspettative dello spettatore su ciò che si riflette. Paradiso, inferno, terra e mare si mescolano capovolti in opere meccanizzate di grandi dimensioni come le acque vorticose rosse di Turning Water Into Mirror, Blood Into Sky (2003) e Destierro (2017), in cui un caterpillar trasporta tonnellate di terra rossa in un’epica azione di sovvertimento.

2. Alla Fondazione Prada un viaggio nel cervello umano
Al primo e al secondo piano di Ca’ Corner della Regina, oltre 110 oggetti – tra libri, disegni, stampe, manufatti storici – codificano i tentativi, susseguitisi nei secoli, di comprendere il funzionamento del cervello umano. Questo viaggio millenario di scoperta include capitoli della storia come le civiltà mesopotamiche ed egiziane, il Rinascimento italiano, il Periodo Edo giapponese fino alle tecniche di imaging sviluppate negli ultimi trent’anni.
Trentasei tra neuroscienziati, psicologi, neurolinguisti e filosofi provenienti da tutto il mondo, sbucano da 32 schermi confrontandosi con questioni legate alle neuroscienze e indagandone le dimensioni filosofiche ed etiche.
Allestita dal 23 aprile al 27 novembre nei tre piani di Ca’ Corner della Regina, la mostra Human Brains: It Begins with an Idea è il risultato di un approfondito processo di ricerca intrapreso da Fondazione Prada dal 2018 nell’ambito delle neuroscienze. Filo conduttore del percorso a cura di Udo Kittelmann in collaborazione con Taryn Simon è la volontà di comprendere il cervello umano, la complessità delle sue funzioni e la sua centralità nella storia dell’uomo, attraverso diverse discipline, dalla neurobiologia alla filosofia, dalla psicologia alla neurochimica, dalla linguistica alla robotica.


Human Brains: It Begins with an Idea, Venezia, Fondazione Prada | Foto: © Marco Cappelletti

3. Al Museo di Palazzo Grimani la punizione di Marsia secondo Mary Weatherford
Al Museo di Palazzo Grimani la vernice Flashe, mista di luci al neon, distesa da Mary Weatherford restituisce l’effetto dell’antica tela di Tiziano rendendo omaggio alla luce di Venezia, come anche ai temi del destino, dell’alterigia, del rapporto tra umano e divino. Fino al 27 novembre l’artista californiana Mary Weatherford presenta il “suo” Tiziano attraverso il ciclo The Flaying of Marsyas, ispirato al capolavoro omonimo realizzato dal pittore cadorino tra il 1570-76 – La Punizione di Marsia – e oggi al Museo Arcivescovile di Kroměříž nella Repubblica Ceca. Il fascino intramontabile che quest’opera esercita su Weatherford si traduce in una mostra di nuovi dipinti realizzati tra gennaio e marzo 2021.
Allestita al secondo piano del museo, l’esposizione presenta dipinti che abbracciano, come nell’opera di Tiziano, nove figure compresse in una scena drammatica e calma al tempo stesso.


Mary Weatherford, The Flaying of Marsyas – 4500 Triphosphor, 2021-22, Flashe e neon su lino, 200.7 x 236.2 cm | Foto: © Frederik Nilsen Studio | Courtesy Mary Weatherford e Gagosian

4. Danh Vo, Isamu Noguchi e Park Seo-Bo dialogano con gli spazi della Fondazione Querini Stampalia
Accogliendo l’invito della Fondazione Querini Stampalia, in collaborazione con White Cube, l’artista danese-vietnamita Danh Vo varca la soglia del palazzo che accolse per generazioni la nobile famiglia veneziana dei Querini, proprietaria di un’ampia raccolta di oggetti, libri, opere d’arte. In questa cornice dal complesso impianto architettonico che spalanca continue finestre sul tempo, in un’esperienza labirintica tra gli esuberi, gli eccessi, le sovrapposizioni delle generazioni che vi si sono susseguite, Vo altera la percezione del visitatore tra lampade di carta ‘Akari’ dell’artista Isamu Noguchi (dalla struttura in carta, ricavata dall’albero di gelso), luci e pareti temporanee, ritratti fotografici, agili strutture che indicano una strada, mostrando al tempo stesso l’evoluzione dello spazio.
Dal 20 aprile al 27 novembre Danh Vo entra nella Fondazione attraverso una porta laterale e i suoi passi seguono un sottile percorso concettuale relazionandosi con la preziosa raccolta di arte antica della Fondazione e della Collezione Intesa Sanpaolo, introducendo i lavori propri e quelli degli artisti moderni Isamu Noguchi e Park Seo-Bo. Questo trio di ospiti, e intrusi al tempo stesso, altera le nostre percezioni di opere e oggetti, illuminando lo sguardo di chi osserva e caricandosi, al tempo stesso, di una scintilla di luce e di vita.


Danh Vo, Isamu Noguchi, Park Seo-Bo alla Fondazione Querini Stampalia, Allestimento della mostra, Venezia, Fondazione Querini Stampalia | Foto: © White Cube (Ollie Hammick)

5. L’incanto del Surrealismo alla Collezione Peggy Guggenheim
Tra le suggestioni veneziane ispirate al sogno e all’onirico non poteva mancare la modernità incantata che, fino al 26 settembre, avvolgerà di fascino le sale della Collezione Peggy Guggenheim diretta da Karole P. B. Vail. Dalla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, datata intorno al 1915, all’iconico dipinto di Max Ernst del 1940, La vestizione della sposa, fino all’immaginario occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo, il percorso, a cura di Gražina Subelytė, dal titolo Surrealismo e magia. La modernità incantata abbraccia circa sessanta opere arrivate a Venezia da prestigiosi musei internazionali.
La prima grande mostra interamente dedicata all’interesse nutrito dai surrealisti per la magia, la mitologia e l’esoterismo ammalia i visitatori con opere di artisti come Victor Brauner, Leonora Carrington, Salvador Dalí, Leonor Fini, René Magritte, Maria Martins. All’origine della mostra, lo straordinario corpus di opere della Collezione Guggenheim, che riflette con enfasi il dialogo tra i surrealisti e la tradizione dell’occulto. L’alchimia, la metamorfosi, i tarocchi, la nozione dell’artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega sono temi che tracciano un percorso che vede anche riuniti dopo 80 anni capolavori come La vestizione della sposa di Ernst, del museo veneziano, e il Ritratto di Max Ernst della Carrington del 1939.


Victor Brauner, The Surrealist, 1947. Oil on canvas, 60 x 45 cm. Peggy Guggenheim Collection, Venice (Solomon R. Guggenheim Foundation, New York) I © Victor Brauner, by SIAE 2021

6. Da Donatello ad Alessandro Vittoria. 150 anni di scultura nella Repubblica di Venezia
Non solo pittura. Tra il XV e il XVII secolo a Venezia e nei territori della Repubblica furono attivi maestri del calibro di Donatello, Antonio Rizzo, Jacopo Sansovino e Alessandro Vittoria, maestri che, attraverso la varietà interpretativa della loro tecnica scultorea e la ricchezza dei materiali, restituirono con la scultura le infinite varietà di un contesto storico-artistico che troppo spesso ha messo in primo piano, nel discorso su Venezia, solo la pittura.
Dal 22 aprile al 30 ottobre la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro accoglie la prima grande mostra veneziana dedicata alla scultura veneta, dal titolo Da Donatello a Alessandro Vittoria, 1450 – 1600. 150 anni di scultura nella Repubblica di Venezia. Curata da Toto Bergamo Rossi e Claudia Cremonini, organizzata e finanziata dalla Fondazione Venetian Heritage, in collaborazione con la Direzione regionale Musei Veneto, la mostra, incentrata sull’ampia vicenda della produzione scultorea in ambito veneto dal primo Rinascimento alla tarda Maniera, mette in luce la complessità di apporti stilistici e iconografici convergenti su Venezia in anni di forte rinnovamento per la cultura figurativa locale. Usciti dal Palazzo, aguzzate la vista. Grazie a un’apposita segnaletica che indica la presenza di capolavori scolpiti conservati all’interno delle chiese e dei musei veneziani, la mostra proseguirà in un itinerario diffuso in città tra i diversi punti di interesse.


Tullio Lombardo, Doppio ritratto, Marmo di Carrara, 50 x 47 cm, Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro – Direzione regionale Musei Veneto, su concessione del Ministero della Cultura

7. 459 tazzine d’autore “sfilano” ai Giardini Reali
Una teoria di tazzine d’autore, simili a coloratissimi fiori, sfila nel cuore dei Giardini Reali invitando i passanti a fermarsi a gustare un caffè. Con una mostra allestita nei Giardini Reali dal 20 aprile al 30 giugno illycaffè festeggia i 30 anni delle illy Art Collection, le iconiche tazzine che hanno trasformato un oggetto quotidiano in una tela bianca attraverso il contributo di grandi artisti di fama internazionale.
I visitatori potranno scoprire come 125 maestri dell’arte contemporanea abbiano interpretato la storica tazzina bianca disegnata nel 1991 da Matteo Thun. L’esposizione svela 114 collezioni e 459 tazzine diverse che rappresentano una delle più grandi raccolte d’arte contemporanea esistente al mondo.


Allestimento della mostra illycaffè Art Collection ai Giardini Reali, Venezia | Foto: © Giorgio Perottino Getty Images per illy

8. Alle Procuratie Vecchie il progetto espositivo di Atelier dell’Errore
Un salto temporale, dal contemporaneo al Cinquecento, accompagna i visitatori dagli spazi della Biennale all’edificio delle Procuratie Vecchie, tra i volti simbolo di Piazza San Marco, che apre al pubblico dopo un complesso lavoro di recupero durato cinque anni ad opera dello studio David Chipperfield Architects Milan.
A inaugurare la nuova area dedicata all’arte contemporanea all’interno delle Procuratie Vecchie è la mostra CHUTZPAH. Una tenda che non è una tenda, animali che non sono animali, progetto espositivo di Atelier dell’Errore BIG, a cura di Gabi Scardi. Le opere allestite all’interno di The Art Studio riflettono il particolare linguaggio sviluppato negli ultimi anni dal collettivo fondato nel 2002 a Reggio Emilia da Luca Santiago Mora con l’intento di mettere la pratica artistica al servizio della neuropsichiatria infantile. Il principio fondativo di Atelier dell’Errore è di attribuire valore alle limitazioni, di rivalutare ciò che normalmente si tende ad allontanare, si cerca di neutralizzare o di correggere come errore, anche a costo di forzare norme e abitudini di pensiero. Da qui il titolo della mostra, CHUTZPAH: un termine yiddish che indica la sfacciataggine di chi crede eccessivamente in se stesso, ma anche il frutto di un lavoro al limite dell’ossessione attraverso il quale il collettivo è in grado di raggiungere livelli di estremo virtuosismo tecnico.


CHUTZPAH. Una tenda che non è una tenda, animali che non sono animali, The Art Studio | The Human Safety Net. Procuratie Vecchie, Venezia

9. Le storie invisibili di Leila Alaoui al Fondaco dei Tedeschi
Nella corte interna del Fondaco dei Tedeschi una serie di gigantografie di grande impatto visivo, alcune delle quali inedite, ripercorrono il viaggio dell’artista, fotografa e video artista francese Leila Alaoui alla scoperta del Marocco in compagnia di uno studio fotografico portatile. L’installazione dal titolo Les Marocains, accolta fino al 27 novembre al Fondaco dei Tedeschi, ci restituisce un ritratto corale di un paese attraverso i suoi abitanti, un mosaico di tradizioni, culture ed estetiche diverse, rivelando molti costumi che stanno gradualmente scomparendo. Questo lavoro documentario che diventa per la giovane artista il pretesto per scoprire le proprie radici e affermare un’estetica indipendente, dialogherà con Crossings, una seconda installazione ospitata al quarto piano. Questo mix di immagini e video che si concentra sul trauma collettivo provocato dall’esperienza di attraversare i confini ripercorre il viaggio dei migranti subsahariani alla volta del Marocco e delle coste dell’Europa.


Leila Alaoui, Chefchaoun, Nord du Maroc (Les Marocains), 2010, Lambda print mounted on dibond, 100 x 150 cm

10. Anselm Kiefer a Palazzo Ducale
“A volte succede che ci sia una convergenza tra momenti passati e presenti, e quando questi si incontrano si sperimenta qualcosa di simile all’immobilità nell’incavo dell’onda che sta per infrangersi”. Parola di Anselm Kiefer, protagonista fino al prossimo 29 ottobre a Palazzo Ducale di una mostra che accoglie diverse nuove opere nella Sala dello Scrutinio e nella Sala della Quarantia Civil Nova in occasione della 59esima Biennale d’Arte.

Kiefer ha accolto l’invito dalla Fondazione Musei Civici di Venezia a presentare un’installazione di dipinti site-specific che dialogano con uno degli spazi più importanti di Palazzo Ducale e con la storia di Venezia. La mostra che ne è nata, dal titolo Anselm Kiefer Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, trae spunto dalle parole del filosofo veneto Andrea Emo i cui scritti Kiefer ha incontrato per la prima volta sei anni fa, prendendo ispirazione per il suo metodo artistico. Nell’installazione Kiefer riflette sulla posizione unica di Venezia, tra il Nord e il Sud, e sulla sua interazione tra Oriente e Occidente, trovando connessioni altrettanto significative tra queste differenti culture e la storia della città.


Anselm Kiefer, Venezia, Palazzo Ducale | Foto: © Georges Poncet | Courtesy Fondazione Musei Civici di Venezia

11. Il Totem di Wallace Chan al Fondaco Marcello
Con il suo volto calmo ed enigmatico il Totem dell’artista cinese Wallace Chan, pioniere nell’uso del titanio per la realizzazione di sculture in larga scala, evoca uno spirito venerato e ancestrale, abbinando gli aspetti filosofici della fede buddista di Chan alla sua connessione con gli elementi naturali, con le innate proprietà dei materiali cui fa ricorso nella sua opera scultorea.
Ritroviamo l’artista fino al 23 ottobre al Fondaco Marcello dove un’installazione composta da molteplici elementi facenti parte di un’unica scultura in titanio, A Dialogue Between Materials and Time, Titans XIV, originariamente di 10 metri, sarà scomposta e posizionata nelle sue diverse parti sul pavimento del Fondaco. A rendere spettacolare l’opera è la relazione di interdipendenza tra le sue molteplici parti. Una volta scomposta, l’integrità della scultura come forma unica verrà meno, suggerendo la fragilità e l’imminente collasso di un ordine precostituito. L’operazione allude alla frammentazione sociale e all’incertezza nel mondo, riconducibili a questioni di interesse globale legate all’avvento di politiche estremistiche e agli effetti del cambiamento climatico.


Wallace Chan, A Dialogue between Materials and Time, Titans XIV, 2021. Iron, Titanium | Courtesy Wallace Chan

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